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lunedì 26 dicembre 2011

Birra che passione

Quattro giovani reggiani arrestati, oltre 2 kg di hashish e materiale per il confezionamento delle dosi sequestrati. Birra, droga e sballo: questi gli ingredienti dell'operazione dei carabinieri nella tranquilla località Minghetta del Comune di Viano, ai piedi dell’Appennino reggiano, un traffico di droga che, pare, si allargava all’intera provincia reggiana al fine di reperire denaro per aprire un birrificio artigianale.

I carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale reggiano hanno arrestato con l’accusa di concorso in detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti G.C., operaio 24enne di Reggio, L.M., disoccupato 29enne di Castelnovo Monti, G.R., disoccupato 25enne di Reggio, e F.G., libero professionista 22enne di Quattro Castella, tutti domiciliati in via Cà dei Stradoni del Comune di Viano e ristretti al termine delle formalità di rito a disposizione della Procura reggiana titolare dell’inchiesta.

La mattina del 23 settembre scorso, i militari hanno perquisito l’abitazione condivisa dai 4 giovani. Il 24enne G.C. ha consegnato 2 etti di hashish confezionati in 17 ovuli e F.G. 17 grammi di droga. Nonostante l’apparente collaborazione dei primi 2 ragazzi, i carabinieri hanno scoperto nell'abitazione, caratterizzata, oltre che dagli ambienti comuni al piano terra (garage e taverna), anche da un piano rialzato, dai servizi igienici e da altre 5 stanze, un etto e mezzo di hashish suddiviso in varie dosi, un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento in disponibilità del 24enne G.C. Inoltre, in una baracca esterna all’abitazione, è stata rinvenuta una busta con all’interno circa 200 ovuli in cellophane contenenti hashish per un peso complessivo di circa 2 kg. Trovati anche 800 euro in contanti.

Comparsi la vigilia di Natale davanti al tribunale di Reggio, dopo la convalida dell’arresto i 4 sono stati ammessi a beneficiare degli arresti domiciliari in attesa del processo. Nel garage vi era una sorta di birrificio: il sogno dei quattro, stando alle testimonianze, era infatti quello di realizzare un birrificio artigianale con il denaro provento dell'attività illecita. 

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